Passeggiare, camminare mentre si chiacchiera, con uno sguardo perso ma attento a tutto quello che mi circonda. Passeggiare, mentre spingo: una parola, un occhio alle buche e l’altro rivolto all’ambiente; vedere le stesse persone, salutare e osservare che quella strada non è conveniente, troppo accidentata, troppi scalini, alcune barriere, allora prendere un’altra via.
Fermarsi in ferramenta, attendere che esca il negoziante, passare in piazza, scegliere la passatoia meno ripida… aspettare Claudio, salire, andare in Comune, provare ad entrare in ascensore. Fermarsi al bar e salutare i ragazzi per poi proseguire la mia passeggiata, quella camminata fatta di spinte, impennate, saluti, parole, curve.
Quelle ripetute strade, quelle vie, quei posti, visti, rivisti ma sempre differenti nelle stagioni e nelle ore. Un momento diverso nello stesso posto attraverso il tempo sempre presente e mai fermo, quel tempo che attraversa, che scorre, come lo sguardo cambia, si evolve.
Quelle strade prima vuote, polverose, ora piene di urla, asfaltate, adornate da palazzi, ricchi di gioia, colmi di solitudine. Quelle passeggiate iniziate in un passato di ricordi e difficoltà, quando avevo bisogno di un aiuto per muovermi, ora sono pieno di forza, di gioia. Vedo il mondo che muta a Pianoro, il paesino che mi ha ospitato dandomi lo spazio di crescere.