Vado, spingo, freno, aggiusto l’andatura, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Abito in un paese con tante salite e tante discese. I primi periodi in cui uscivo e andavo in strada era una difficoltà, mi dovevo far aiutare: strettoie, dossi, buche, marciapiedi, non riuscivo a procedere senza l’aiuto di una persona.
Mi sposto su una carrozzina volgarmente chiamata “seggiola a rotelle”, io la chiamo semplicemente “careca”. Vivo in un paese in periferia, vicino ad una città sotto un monte, che con fatica si sta inserendo in un contesto sociale nel quale bisogna essere altruisti, rendere possibile l’inserimento di tutti nel quotidiano.
Passeggiare, raggiungere un negozio, andare al Municipio, in posta, al bar, il vento, la pioggia ma anche il sole. È sempre una fatica girare, percorrere quegli spazi infinite volte e trovare infiniti ostacoli; vedere, incontrare, buongiorno, salve… proseguire in un ambiente dove sei cresciuto e non accorgersi di quel momento che è cambiato dal momento precedente.
Dalla passeggiata fatta un anno prima, nello stesso giorno, nella stessa ora, il tempo è trascorso come le nostre vite, lo spazio intorno a noi è mutato; una casa a noi cara di ricordi cede il posto ad un palazzo nuovo, grande, confortevole. Che bello uscire di casa preoccupandosi di prendere il necessario per andare a passeggiare: dalle chiavi della bicicletta al cappello per il sole, poi l’ombrello e le sigarette, un avviso postale; che bello cercare di usare la vista, l’olfatto, l’udito, in aiuto alle gambe per dar gioia alla vita.