Disabile sì, disabile no! Disabile sì, disabile no! Ma facciamo due spaghi.
Boh, rimango sbalordito della non sensibilità che il mio Comune continua ad avere nei confronti della disabilità. Quattro anni fa, a Fermignano in provincia di Urbino, mi fermai in piazza in un parcheggio riservato ai disabili. Io, essendo paraplegico, usufruisco di queste aree riservate ai ragazzi che hanno dei problemi a parcheggiare nei posti comuni. Vidi il cartello che indicava la riservatezza con affianco scritto: “Se occupi questo posto prendi anche il mio handicap”.
Nel momento che lessi quel cartello rimasi sbalordito e dentro di me dissi: “Soccia, tosti in questo Comune”. Poi, in un secondo momento, riflettei su quelle parole: “Ma perché dovrei dar via qualcosa che mi appartiene?”. Rimasi scocciato per quella frase; forse, riflettei, sarebbe meglio scrivere “prova a prendere” o “a fare la mia fatica”.
Posso immaginare che questa frase venga usata come una provocazione, educata sì, è vero, nel voler far capire che non dovresti parcheggiare in quegli spazi perché crei grande difficoltà a noi disabili.
Non ho mai visto nessuno che fa notare a terzi che ha parcheggiato in una zona riservata; per me questo vuol dire aiutarci con azioni concrete.
Molto facile parlare da un altro punto di vista o di vita, ma provate a mettervi nei panni di chi è disabile, invalido, handicappato, diversamente abile e poi discutiamo.
Provo a spiegarvi il mio punto di vista (ed è solo il mio punto di vista).
Secondo voi è bello che una persona disabile, quando va a parcheggiare, legga sul cartello “se occupi questo spazio prendi anche il mio handicap”?
Secondo me è deprimente, penso che sia ancora più angosciante per chi va a parcheggiare in queste aree e legge queste scritte provocatorie.
Per chi è disabile vorrebbe dire non accettare la sua condizione, vorrebbe dire non fargli accettare la sua condizione; la sento come una forma di emarginazione per chi, per nascita o per sfortuna, ha incontrato queste difficoltà, o questa sfiga. Vorrebbe, ancora di più, metterci una bella etichetta; vi ricordo che non è una malattia contagiosa.
Sono da ventidue anni handicappato, invalido, disabile o diversamente abile a causa di un incidente stradale; mi sono trovato a riprogrammare la mia esistenza. La mia malattia o trauma mi è servita come trampolino di lancio per la mia vita e di sicuro non mi vergogno della mia situazione; sì, goffo per carità, ma non la voglio dare a nessuno. Mi è capitato, mi rimbocco le maniche e vivo per quello che sono. Sono molto più libero di molte persone normodotate che vivono intorno a me.